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21 luglio 30 ottobre | Rosanna Rossi - percorsininterrotti uninterrupted journeys materiali altri

Al via dal 22 luglio a Cagliari la SECONDA RIPRESA della mostra dedicata a ROSANNA ROSSI grande esponente dell’astrazione in Italia.

Dopo l’apertura, il 31 maggio alle Galleria Comunale d’Arte, della prima parte dell’esposizione dedicata a dipinti e incisioni dell’artista, dagli anni Settanta ad oggi, saranno ora protagoniste, nella ambientazione suggestiva di C.ARTE.C., le opere sperimentali e materiche realizzate da Rosanna Rossi a partire dagli anni Novanta: dall’informale alla pratica dell'assemblaggio e del ready made.


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L’evento si inserisce nell’ambito del progetto “Sotto il segno del contemporaneo” centrato sulla straordinaria stagione culturale di cui la città si è resa protagonista tra il 1965–1975, come punto di riferimento italiano nella ricerca e nel campo sociale dell’arte.

PERCORSININTERROTTI è una mostra in due riprese che racconta la continua e progressiva sperimentazione di questa straordinaria artista capace di coniugare metodo, tecnica, ritmo e rigore a una grande libertà espressiva e sfide continue non ancora concluse.

A cura di  Maria Luisa Frongia, Marzia Marino e Anna Maria Montaldo

 

Dopo l’apertura il 31 maggio scorso della prima sezione della mostra “Percorsi ininterrotti”, si apre il 22 luglio la seconda ripresa dell’intensa monografica su Rosanna Rossi, nata a Cagliari nel 1937 e tra i più significativi esponenti dell’astrazione in Italia, all’interno della suggestiva sede di C.ARTE.C.
 
C.ARTE.C (Cava Arte Contemporanea) rappresenta, dal dicembre dello scorso anno, uno spazio esclusivo, aperto a progetti di Arte pubblica; un insieme di grottoni che in passato fungevano da rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale, sviluppandosi per circa 800 mq; un cantiere sotterraneo dove si incrociano diversi linguaggi – installazioni, video, suoni, performance e altre forme di espressione – allo scopo di promuovere un legame tra museo e tessuto urbano, tra museo e paesaggio circostante.
Sarà proprio qui che verrà esposta una coinvolgente selezione di opere realizzate da Rosanna Rossi a partire dagli anni Novanta. Un affondo sulla ricerca e sulle continue sperimentazioni di materiali da parte dell’artista, che dall’informale sconfinano nella pratica dell'assemblaggio e del ready made.

Trait d’union tra i due percorsi espositivi, sono i due grandi sacchi di juta di 1992 Firenze Solingen Sarajevo, un progetto della Galleria Comunale d’Arte datato 1993, amara riflessione sui crimini di mafia, sui genocidi di natura xenofoba, sui disastri e drammi della Guerra che ha impregnato di sé le pareti rocciose di questa cava e alla quale Rosanna Rossi, all’alba del nuovo millennio, ha dedicato un’altra opera, Gerusalemme,  porta e passaggio chiuso da un muro di filo spinato che con la sua respingenza allude ad antichi e moderni conflitti mai risolti.

Dallo stesso spirito sono pervase le sedici sfere, grovigli di filo di ferro, adagiate come bombe inesplose, là dove, ormai più di settanta anni fa, adulti e bambini si sono stretti in un abbraccio consolatorio, nell’attesa della fine dei bombardamenti.

Convivono, in un dinamico percorso, oggetti “pacifici” di uso comune, scovati in drogheria, osservati, scelti e modificati da Rosanna Rossi anche e soprattutto per le caratteristiche dei materiali, nella convinzione che ferro, plastica, vetro, legno vivano nell’oggetto che li rappresenta. Così singoli elementi, sapientemente assemblati, acquistano un senso totemico, divenendo metafora dell'esistenza.

Le pagliette d'acciaio, duttili e morbide, si trasformano in anemoni di mare, costruiscono "mari di ferro", arcipelaghi che, nelle infinite variazioni cromatiche del metallo, rivelano il gusto e l’esigenza, memori della filosofia del Bauhaus, da parte dell’artista-artigiana, di lavorare col cervello ma anche con le mani, di ricercare e di trovare nel quotidiano gli strumenti del fare.

La riflessione sulla società contemporanea parte dalla conoscenza e dalla pratica del lavoro femminile e, inevitabilmente, con la ripetizione, con il numero e la serialità, diventa espressione della omologazione e massificazione dell’età moderna.

Sono esemplari in tal senso i guanti di plastica da cucina che ogni donna comune utilizza per i lavori domestici, resi unici da Rosanna Rossi con l’aggiunta del colore, dai neri drammatici al giallo, simbolo di intelligenza e di luce.

I riferimenti dell’artista colta sono molteplici: le Panatenaike di Fidia, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, la Pop Art e gli artisti americani del New Dada; ma anche lo star system, le celebrità che immergono le mani nel cemento e utilizzano la propria impronta per lasciare un segno di sé nella storia.

Così si allineano i vetri ormai opachi di Muro di bottiglie, una moderna torre di Babele, riferimento puntuale al consumismo.
Quattrocentoventi bottiglie in vetro colorato, raggruppate per tonalità, impilate, quindici su quindici, in ventotto cassette di acciaio inox, le cui linee rigorose e pulite contribuiscono a suggerire l'idea di una composizione astratta. Queste gabbie metalliche proteggono la materia fragile e al contempo ne impediscono qualsiasi libera espressione.

Fuori da queste armature i vetri esplodono, si frantumano per ricomporsi in caleidoscopici mosaici come il Grande cerchio di piazza Galilei o la Meridiana di Quartu Sant’Elena o, semplicemente, assemblano ordinatamente i loro cocci entro traversine d’acciaio per comunicare, con un’operazione di “recoupage” una riflessione dell’artista sulla corsa allo scarto, sulle terribili e attualissime verità che riguardano lo smaltimento dei rifiuti.

Su tutti questi lavori emerge la componente geometrica razionale, pratica che ritorna costantemente nella produzione di Rosanna Rossi in una sorta di guida compositiva. Così come nelle Bituminose, paesaggi naturali e metropolitani nei quali la costituzione, apparentemente fragile della materia, nera, densa, viscosa, ma sorprendentemente splendente, è capace di creare forme e masse ben definite. Varchi che si spalancano su scenari lunari, porte e finestre che si affacciano sull'infinito.

L’esposizione si arricchisce di un montaggio video che propone una selezione d’interviste all’artista, approfondimenti sulla sua poetica e sul linguaggio tecnico, e le immagini più significative degli interventi di Arte pubblica, compresi alcuni disegni inediti dei progetti, tessere imprescindibili per ridisegnare i percorsi ininterrotti di Rosanna Rossi.

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LA COLLEZIONE D’ARTE CONTEMPORANEA DI CAGLIARI

Percorsininterrotti s’inserisce all’interno del progetto “Sotto il segno del contemporaneo” con il quale i Musei Civici di Cagliari intendono valorizzare, attraverso una serie di mostre monografiche, la straordinaria stagione e la temperie culturali che, dal 1965 al 1975, ha visto la città protagonista e faro illuminato in Italia nella ricerca e nel campo sociale dell’arte, in un dibattito vivo e aperto.

Gli inizi di questo processo risalgono, in realtà, al decennio precedente quando, a Cagliari, la formazione di nuovi gruppi (Studio 58, Gruppo di Iniziativa Democratica, Gruppo Transazionale) determinò una vera svolta.Si trattava di giovani artisti, di varia estrazione regionale e scolastica, insofferenti nei confronti del conservatorismo ancora prevalente nell’isola, determinati a cambiare il registro dominante a favore delle poetiche contemporanee.
Fu allora che Ugo Ugo, direttore della Galleria Comunale d’Arte, spinto dal desiderio di documentare, all’interno del patrimonio civico le tendenze e gli indirizzi della ricerca artistica contemporanea, in campo nazionale ed internazionale, si impegnò nell’ambizioso progetto di costituire una Collezione d’Arte Contemporanea.

Un ruolo di preminente importanza ebbe l’Università degli Studi di Cagliari nella quale insegnavano personalità di prestigio quali Corrado Maltese, Gillo Dorfles, Marisa Volpi Orlandini e Salvatore Naitza.

Il loro contributo fu determinante per la selezione degli artisti e delle opere. Dopo circa otto anni, nel 1975, si giunse all’inaugurazione della mostra Materiali per un centro pubblico d’arte contemporanea. Ottantadue opere di artisti nazionali ed internazionali - da Ugo Nespolo a Nanda Vigo, da Valerio Adami a Mimmo Rotella da Eddie Allen a Eduardo Arroyo - tutte realizzate tra la fine degli anni Sessanta e il 1974 e riconducibili ai principali movimenti artistici contemporanei: l’astrazione e la Pittura analitica, l’Arte pop, l’Arte Concettuale e l’Arte povera, l’Arte minimal, l’Arte cinetica e programmata.

Opere che il pubblico presto potrà rivedere a Palazzo di Città, ove saranno riallestite sempre dal prossimo 22 luglio.

Tra gli artisti locali allora selezionati per far parte della raccolta – tutti esposti in questa occasione nella prima sala della mostra, ad accompagnare nel clima e nel contesto culturale del tempo – ci furono Giovanni Campus, Tonino Casula, Luigi Mazzarelli, Igino Panzino e Gaetano Pinna, impegnati in quel momento in ricerche percettive; Italo Antico, Ermanno Leinardi e Cipriano Mele con la loro indagine della forma; Luciano Muscu e l’espressionismo materico della scultura; i cultori della pittura, Gaetano Brundu, Primo Pantoli, Giuseppe Pettinau e, naturalmente, Rosanna Rossi.

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ROSANNA ROSSI
percorsininterrotti
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Dipinti e incisioni dagli anni Settanta  

Cagliari, fino al 30 ottobre, Galleria Comunale d’Arte

Straordinario connubio di vitalità creativa e ricerca di sperimentazione e rinnovamento dei propri linguaggi, Rosanna Rossi nata a Cagliari nel 1937 (dove tutt’ora vive e lavora), tra i principali esponenti dell’astrazione in Italia, ha attraversato con la sua opera oltre sessant’anni della storia artistica del nostro Paese, contribuendo a immettere la Sardegna nel circuito nazionale e internazionale.

Alla creatrice delle Lacerazioni, dei vibranti e meticolosi dipinti Carati o dei più recenti Camouflage, alla sua lunga e ricca attività, la Città e i Musei Civici di Cagliari dedicano ora un grande omaggio con la mostra monografica, in due riprese, Percorsininterrotti.

Curata da Maria Luisa Frongia, Marzia Marino e Anna Maria Montaldo, la prima parte della mostra - nelle sale della Galleria Comunale d’Arte di Cagliari, Fino al 30 ottobre 2016 - ripercorre gli snodi fondamentali del percorso ininterrotto dell’artista: dalle composizioni astratte dei primissimi anni Settanta fino ai lavori più attuali, attraverso una selezione di opere che mettono in luce il rigore e l’originalità dei processi creativi, sia nella ricerca pittorica che nell’incisione.

A introdurci alla scoperta della personale ricerca pittorica dell’artista - continua e progressiva, fatta da una parte di metodo, tecnica, ritmo e rigore, dall’altra di libertà espressiva, sperimentazione e sfide continue - sarà il suo giovanile Autoritratto.

Rientrata in Sardegna dopo gli studi all’Istituto d’Arte Zileri di Roma, Rosanna espone con Studio 58 in diverse occasioni, alternando la figurazione espressionista con un più solido impianto realistico; ma è nel decennio successivo che la ricerca dell’artista si orienta verso l’astrazione.
Rosanna Rossi scopre allora la geometria della natura. Sono anni in cui è vivace il dibattito internazionale intorno al “fare pittura” che diventa essa stessa oggetto d’indagine da parte degli artisti, perdendo ogni connotato di referenzialità e di riferimento naturalistico. L’interesse si sposta verso i processi operativi e a tal fine si analizza il rapporto tra i suoi elementi fondamentali: il colore, il segno, la tela. Rosanna Rossi punta sul colore. Nelle Bande colorate la tela è un campo pittorico che calamita o respinge le strisce cromatiche. Ritmo, spazio, colore, orchestrati con raffinatissima sensibilità, con una leggerezza che avvicina l’acrilico alla luminosità e alla trasparenza dell’acquarello, al colore-luce del cubismo orfico. Colore e materia.
Da principio sono le Garze, lavate e arrotolate, tirate sulla tela e compresse. In seguito gli Spaghi, spesso allineati orizzontalmente, scorrono paralleli sulla tela di lino.
Agli inizi degli anni Ottanta nascono le Lacerazioni: carta su carta, spezzata, strappata, lacerata e poi ricomposta all’interno di un ovale, chiuso ma non per questo limitato. E lacerazioni cromatiche sono gli “attraversamenti” che l’artista dedica a Gustav Klimt in occasione della mostra al Kulturinstitut di Vienna (1983). Macchie di colore irregolari nella forma e nei toni, interruzioni ritmiche e musicali dello spazio, squarci caleidoscopici nei quali l’acquarello esalta la propria trasparenza.

Nel 1986 Rosanna Rossi partecipa alla XI Quadriennale di Roma. Nei dipinti esposti, tra i quali Touareg blue, prende forma la meticolosa tecnica, poi perfezionata nei Carati.
Alla scrupolosa preparazione della tela, sulla quale l’artista stende il colore per velature, segue una tessitura di infinite righe sfumate e vibranti, ottenute con un pennello sottilissimo. Il tempo della stesura determina il movimento e il ritmo.

Negli anni Novanta l’artista approfondisce la sua ricerca sulla materia con un approccio informale che spesso sconfina nella pratica dell’assemblaggio e del ready-made. 1992 Firenze Solingen Sarajevo. La polvere rossa e blu si sovrappone e si insinua nelle trame della juta. Materiali umili trasferiti nel grandissimo formato (tre metri e mezzo d’altezza) urlano il dramma universale della guerra. Guanti da cucina, pagliette d’acciaio, spazzole, strumenti di uso comune diventano oggetti da assemblare per creare metafore del quotidiano.

La necessità antiaccademica trova linfa vitale negli interventi di Arte Pubblica con i quali l’artista dialoga con lo spazio circostante e con la comunità del territorio: attività nello specifico di cui dà testimoninza la seconda parte della mostra nelle ex cave cagliaritane, recentemente trasformate dal Comune con i Musei Civici in spazio espositivo museale per i linguaggi del contemporaneo.

Al rigore e all’affinamento delle tecniche personalissime, si affianca l’esaltazione dei supporti, dei “residui” e delle loro infinite, e non sempre prevedibili, potenzialità espressive. Nascono gli Archetipi e gli Scarti (2002 - 2003), due momenti creativi non antitetici ma complementari di una complessa operazione estetica che racconta storie visibili e invisibili, attraverso impercettibili variazioni di luci e di ombre. La caratteristica dei “neri” di Rosanna Rossi sta nella trasparenza che conservano nonostante le sovrapposizioni e stratificazioni di colore. Le sue ombre non sono mai azzeramento della luce, ma buio dal quale la luce scaturisce.

La serie Oscuro sole di tenebra (2004) ne è una prova. La leggerezza dell’acquarello si alterna al tocco vellutato del pastello a colorare una parziale o totale eclissi solare.
Il cerchio, non sempre contenuto all’interno del foglio, è percorso da linee ondulate e parallele, generatrici di un movimento ritmico che ricorda i fondali sabbiosi.
Onde abissali che ritroviamo nei timbri scurissimi del rosso, del rubino, dell’amaranto e della porpora in Carignano (2007).
La mostra giunge fino a questi ultimi anni. Rosanna Rossi continua a “fare pittura” anche nel secondo decennio del terzo millennio. Instancabile. La sua pittura, espressione di luce, spalanca le Porte d’Oriente (2011) all’occhio indagatore dello spettatore. I blu, i gialli e i rossi dei morbidi pastelli, stesi con le mani nel formato verticale della carta, diventano porte d’accesso al valore della storia e della cultura quando l’artista ripropone, a distanza di tempo il soggetto dei Camouflage (Rashomon 2012), reticoli di forme geometriche, dal potente valore energetico, che emergono dalle tele e dalle tavole come strade di quartiere.

Martedì, 19 Luglio 2016 12:07

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